A ripensarci adesso, non so
chi –fra quelli che allora ci stavano attorno-
capisse tutto questo oppure no; so che Fabrizio era
un fratello anche di canzoni, uno a cui potevi cantare
un pezzo anche brutto che lui comunque ci trovava dentro
il dolore che lo aveva provocato. E lui lo cantava a
me unendosi alla mia timidezza, alla mia stessa paura
di dire in modo scontato cose così personali
da parere ad entrambi e per forza di cose uniche e irripetibili.
Infilati negli studi AVF di Nimis consumammo il rito
massimo di incidere sei canzoni in una musicassetta
che a noi pareva essere l’inizio di una folgorante
carriera.
Non accadde nulla e la strada della vita ci portò
altrove, distanti nei luoghi, non nei sentimenti.
Si può essere fratelli anche a distanza; a maggior
ragione se poi scopri che Fabrizio in tutto ciò
che ha vissuto non ha mai abbandonato quel bisogno così
fresco e inestinguibile di comunicare sé agli
altri.
Gli capita così di mettersi a scrivere e di vedere
poi pubblicato DESPERATIO
(leggi PDF) .
Quasi monologo di un ragazzo borghese, “molto
più di un’ottima esercitazione letteraria,
stimolante e con molte promesse”; di collaborare
attivamente alle iniziative culturali della FUCI e della
Scuola Cattolica di Cultura di Udine.
E persino la sua attività professionale, che
lo vede attualmente Amministratore Unico della Fabris
Assicurazioni, non gli ha tolto di dosso quella sua
caratteristica sensibilità e attenzione nei confronti
delle persone che incontra, con cui collabora, a cui
offre servizi.
Perché non è per nulla vero quello che
dicono i colleghi taxisti a Trevis/De Niro in Taxi driver,
quando cercano di convincerlo della cinica logica secondo
cui “uno è ciò che fa”.
Allora seppure lontani, seppure differenti nelle cose
fatte e da fare, si può essere ancora fratelli
se c’è qualcuno che come te crede ancora,
nonostante i tempi, che quello che sei non coincide
affatto con quello che fai, semmai con il come e il
perché lo fai.
E questa consapevolezza, questa convinzione, che non
mi vergogno affatto a definire etica, può essere
espressa con una canzone, come con un testo letterario,
con una operazione culturale, ma anche con il servizio
che proponi a un cliente, con il modo coscienzioso e
responsabile con cui operi nella vita, con cui svolgi
il tuo mestiere, con cui interroghi la tua coscienza.