di me

A ripensarci adesso, non so chi –fra quelli che allora ci stavano attorno- capisse tutto questo oppure no; so che Fabrizio era un fratello anche di canzoni, uno a cui potevi cantare un pezzo anche brutto che lui comunque ci trovava dentro il dolore che lo aveva provocato. E lui lo cantava a me unendosi alla mia timidezza, alla mia stessa paura di dire in modo scontato cose così personali da parere ad entrambi e per forza di cose uniche e irripetibili.

Tranquilla cade la pioggia - mc - 1977 Infilati negli studi AVF di Nimis consumammo il rito massimo di incidere sei canzoni in una musicassetta che a noi pareva essere l’inizio di una folgorante carriera.
Non accadde nulla e la strada della vita ci portò altrove, distanti nei luoghi, non nei sentimenti.

Si può essere fratelli anche a distanza; a maggior ragione se poi scopri che Fabrizio in tutto ciò che ha vissuto non ha mai abbandonato quel bisogno così fresco e inestinguibile di comunicare sé agli altri.

Gli capita così di mettersi a scrivere e di vedere poi pubblicato DESPERATIO (leggi PDF) .
Quasi monologo di un ragazzo borghese, “molto più di un’ottima esercitazione letteraria, stimolante e con molte promesse”; di collaborare attivamente alle iniziative culturali della FUCI e della Scuola Cattolica di Cultura di Udine.

E persino la sua attività professionale, che lo vede attualmente Amministratore Unico della Fabris Assicurazioni, non gli ha tolto di dosso quella sua caratteristica sensibilità e attenzione nei confronti delle persone che incontra, con cui collabora, a cui offre servizi.

Perché non è per nulla vero quello che dicono i colleghi taxisti a Trevis/De Niro in Taxi driver, quando cercano di convincerlo della cinica logica secondo cui “uno è ciò che fa”.
Allora seppure lontani, seppure differenti nelle cose fatte e da fare, si può essere ancora fratelli se c’è qualcuno che come te crede ancora, nonostante i tempi, che quello che sei non coincide affatto con quello che fai, semmai con il come e il perché lo fai.

E questa consapevolezza, questa convinzione, che non mi vergogno affatto a definire etica, può essere espressa con una canzone, come con un testo letterario, con una operazione culturale, ma anche con il servizio che proponi a un cliente, con il modo coscienzioso e responsabile con cui operi nella vita, con cui svolgi il tuo mestiere, con cui interroghi la tua coscienza.

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2005©Fabrizio Fabris