Le canzoni erano tante; scritte
di notte e di giorno, scritte di getto e di rabbia eppure
con fatica, pazienza e poesia; suonate litigando con
gli accordi stonati di una chitarra imparata per caso,
fatte scivolare sui tasti in bianco e nero di un timido
pianoforte; cantate in tempi più o meno lontani,
sicuramente sempre e solo non sospetti.
Ma erano –comunque- tante, forse persino troppe.
A setacciarle ci ha pensato Glauco Venier,
lucidandole per bene dopo un po’ di anni trascorsi
in silenzio, nel buio di un cassetto, con la sua mano
felice di pianista e di innamorato della musica. Qualunque
essa sia.
TRACCE nasce così: quattordici
canzoni scritte in tempi diversi e da mani diverse,
ma tutte associate da una storia comune. Le abbiamo
composte, un po’ assieme e un po’ no, io
e Paolo Patui: alcune sono antiche
per età (A Occhi chiusi datata 1975,
oppure Pescatori di silenzio o Canzone
per Udine, concepite tra il 1976 e il ’77),
perché immaginate in tempi più giovani,
quando il mondo intero stava racchiuso in una canzone;
altre sono più recenti, addirittura fresche e
giovani ( come nel caso di Dietro al bosco,
scritta a quattro mani un inverno fa), create a volte
separatamente perché gli anni e il tempo hanno
dato a noi due e alla nostra musica strade diverse.
Un materiale musicale e poetico ampio da cui è
stata prelevata per ora solo una manciata di canzoni,
dapprima da noi riviste e corrette, poi avvolte nelle
colorate sfumature degli arrangiamenti di Glauco Venier,
jazzista di assoluto rilievo nel panorama pianistico
internazionale, capace di tuffarsi in un mondo di sonorità
diverse da quelle frequentate di consueto eppure affrontate
e vissute con straordinaria sensibilità e maturità
artistica.
Ecco allora che le canzoni scelte trovano in questo
CD vita nuova, raccontano la nostra storia intima e
personale (Canzone per una Moglie, come Frammento,
Dalila come pure Buonanotte), ma anche
quella di una generazione ancora alle prese con i fardelli
ingombranti della storia (Noi).
Dimostrano come il jazz e la canzone, la classica o
il rock possano convivere senza stridori e dissonanze.
Creano atmosfere rarefatte e intense (A occhi chiusi,
come la struggente Ragazze di montagna), altre
scherzose e divertite (Scherzo, assieme alle
già citate Canzone per una moglie e
Dalila), altre marcatamente jazz (Mi hai
preso, Canzone per Udine), all’interno
di un CD tanto vario e colorato di suggestioni ed emozioni,
quanto unico nel rigore stilistico, nella profondità
delle scelte musicali, sonore e letterarie.
Gli strumenti sono imbracciati da un manipolo di suonatori
non indifferenti: oltre all’irrinunciabile Glauco
Venier, al pianoforte e alle tastiere vintage,
c’è la melodicissima tromba di David
Boato, il sax poetico e impeccabile di Klaus
Gesing; e poi a seguire Ricky Chiarion
alle chitarre, Luca Colussi alla batteria,
Andrea Zullian al basso e al contrabbasso.
Alla voce nuova e giovane, dalla particolare identità,
di Federica Santi è affidata
la maggior parte delle canzoni; accanto a lei in tre
vibranti esecuzioni canta Alessandro Pozzetto.
I suoni sono curati, intensi e profondi come solo Stefano
Amerio può e sa fare nei suoi studi
ArteSuono.
Il progetto grafico è stato curato con sobria
e raffinata eleganza da Gianluca Buttolo.
TRACCE, sono 14 canzoni che trovano
linfa in questo lembo di nord–est, perché
sono nate, vissute, suonate e cantate in terra di Friuli,
ma allo stesso tempo sono piene di sonorità,
di parole e di suoni che attraversano ogni tipo di confine
e dimostrano con efficacia del tutto nuova che la musica
è il linguaggio di un universo vasto, ampio e
capace di parlare all’anima degli uomini di ogni
dove.